Siamo in via delle Beccherie, una delle strade storiche di Matera, dove, negli anni ’50, si concentravano i “ciddari”, le antiche cantine scavate nel tufo in cui si ritrovavano contadini e artigiani a fine giornata per gustare del vino, fare due chiacchiere e condividere episodi della quotidianità. Quel lontano passato è tornato in quella stessa strada con l’apertura della gastroenoteca “Articolo 21” in cui il concetto di “cantina” è stato rivisitato dall’architetto Tonio Acito e dallo spirito “open” di Luigi Annicchiarico, un uomo che per 35 anni ha fatto il rappresentante commerciale per una multinazionale francese, girando il mondo e che, da fatalista qual è, si è accorto che era arrivato il momento di rimanere a Matera per lanciarsi, anche grazie ai consigli della moglie Sonia, in questa nuova avventura.

Una volta entrati, si è subito colpiti da una lunga parete rossa, che richiama il colore del vino e che sembra abbracciare con naturalezza il tufo che domina nel resto del locale, e da un unico lungo tavolo centrale in legno, circondato da sedie in metallo, che sembra invitare a sedersi. «Questo elemento – dice Luigi Annicchiarico – porta con sé la filosofia che c’è dietro questo locale e la spiegazione del nome che abbiamo scelto: l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sancisce il principio della non discriminazione, che rende possibile far incontrare e dialogare persone sconosciute, sedendosi a uno stesso tavolo. Matera è Capitale europea della cultura 2019 e la cultura va costruita partendo dalla condivisione e dal confronto con altri individui, magari davanti a del buon cibo e un buon bicchiere di vino locale e, non a caso, qui abbiamo in gran parte Aglianici e una selezione di Negroamaro pugliesi». Anche i piatti proposti si aprono all’Europa: hanno nomi che richiamano proprio le capitali dell’Unione Europea e alcuni sono fatti con alimenti tipici della tradizione gastronomica di Matera, non ultimo il pane.

Ci sono altri dettagli dell’architettura di Articolo 21 che non possono passare inosservati:«Il pavimento – dice l’architetto Tonio Acito – è fatto con frammenti di tegole rotte, perché, per essere europei, è necessario interpretare la sostenibilità non come semplice riuso ma valorizzazione di materiale esistente, in grado di rendere un posto unico nella sua semplicità. E per me, ogni progetto di un locale che curo è irreplicabile, perché è cucito addosso ai proprietari, che cambiano proprio come i luoghi fisici in cui realizzarli. Seduti a questo grande “tavolo sociale” – continua l’architetto – immagino i turisti che diventano “abitanti culturali”, parlando con la gente del posto, ascoltando le loro storie di quotidianità e quelle che possono far conoscere Matera nelle sue tradizioni e tipicità architettoniche, paesaggistiche e culturali».

Dopo l’inaugurazione del 28 agosto, da ieri Articolo 21 è aperta al pubblico e, se proprio il grande tavolo centrale dovesse inibirvi, troverete comunque dei salottini all’interno più “appartati” o dei tavolini all’esterno dove fare due chiacchiere, bevendo e mangiando con un occhio rivolto all’Europa.

Credits: articolo tratto da Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata del 30/08/2015