Con la legge 221/2012, che ha convertito il “Decreto crescita 2.0”, l’ordinamento del nostro Paese ha accolto la definizione di “nuova impresa innovativa”, la startup innovativa, con un proprio quadro di riferimento sulla semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare. L’Italia si è posta così l’obiettivo di essere un territorio attrattore di innovazione per renderla un fattore chiave per fare impresa. Poi, con Invitalia, arriva l’iniziativa “Smart&Start”: avviata a settembre 2013 e rivolta alle sole regioni del Mezzogiorno – per poi estendersi a febbraio 2015 sull’intero territorio nazionale – ha avuto l’obiettivo di sostenere la nascita e la crescita delle startup innovative ad alto contenuto tecnologico, mettendo al centro l’economia digitale, la valorizzazione dei risultati della ricerca scientifica e l’inversione del trend della “fuga dei cervelli”. É poi di qualche giorno fa la notizia che il Governo sta completando il “Decreto competitività” con delle misure ad hoc per le startup: sconti fiscali per le società che investiranno nel capitale di startup con una quota di almeno il 20%, iter più semplice per il rilascio del visto a investitori esteri, riordino degli incentivi per individuare nuove risorse.

E in Basilicata cosa è successo? Sono arrivate alcune business plan competition come, per esempio, Start Cup Basilicata, organizzata da Basilicata Innovazione – finché è stata operativa – con la collaborazione di Unioncamere Basilicata e che ha portato sul territorio la società di venture capital dPixel. Ha intercettato, in 4 edizioni (2012-2015), quasi 300 idee d’impresa, alcune delle quali diventate startup: basti pensare a Cervellotik, piattaforma web per fare ripetizioni su argomenti d’interesse con tutor qualificati, PickMeApp, un sistema di mobilità urbana per consentire ad anziani e bambini di spostarsi in sicurezza e venendo geolocalizzati, o Slowfunding, la piattaforma che fa dialogare piccoli e medi investitori per il recupero degli immobili di valore abbandonati. Sviluppo Basilicata, nel 2015, è diventata fondo regionale di venture capital, con una dotazione finanziaria iniziale di 8 milioni di euro: l’obiettivo era favorire la nascita e lo sviluppo di Pmi, localizzate o che intendono localizzarsi in Basilicata, con idee imprenditoriali innovative o programmi di crescita, attraverso l’investimento diretto del fondo e il co-investimento, in partnership, con altri investitori.

Secondo il report trimestrale di Infocamere, disponibile on line sul portale del Registro delle imprese innovative, a fine marzo 2016 il numero delle startup innovative è pari a 5.439, in aumento di 296 unità rispetto alla fine di dicembre dello scorso anno (+5,8%). In valore assoluto la Lombardia è la regione che ospita il numero maggiore di startup innovative: 1.183, pari al 21,8% del totale. In coda alla classifica, la Basilicata con 41, il Molise con 20 e la Valle d’Aosta con 13 startup, ma bisogna considerare anche il minor numero di abitanti. Secondo i dati diffusi da Invitalia, all’1 maggio 2016, con “Smart&Start” sono state finanziate 674 startup, appartenenti in gran parte al settore della web technology: sono 497 nel Mezzogiorno, di cui 5 in Basilicata. Gli startupper sono in maggioranza uomini e con un’età compresa tra i 36 e i 50 anni (697), seguiti, con uno scarto al di sotto delle 100 unità, dagli under 36.

Visto lo scenario appena tracciato, verrebbe da dire che in Basilicata qualcosa si muove ma non è ancora sufficiente per renderla un “paese ospitale” all’imprenditoria. Eppure c’è chi ha deciso di mettersi sulle spalle un bel carico di responsabilità e di camminare con le proprie gambe, tenendo comunque le antenne dritte per intercettare strumenti di agevolazione e fondi regionali.

Andiamo a Matera.

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Giuseppe, Massimo e Bruno davanti Applica

Qui, nel bel mezzo dei Sassi, c’è Applica srl, nata a fine 2010 da un ragioniere appassionato di informatica, Bruno Fortunato, e da un informatico con spiccate doti manageriali, Massimo Galante. Il core business è lo sviluppo di app per dispositivi mobile con qualsiasi sistema operativo e di soluzioni basate sulle nuove tecnologie. Le attività e i progetti aumentano e c’è bisogno di risorse per realizzarli: Bruno sente un suo vecchio amico, Giuseppe Iacobucci, che lavorava a Roma e che decide di tornare a Matera perché capisce il potenziale che c’è in Applica. Da quel momento ad oggi, ci sono 18 persone che lavorano nell’azienda: età media 27 anni (il più giovane ha 22 anni e ha un contratto a tempo indeterminato), quasi la metà sono ex cervelli in fuga, felici di avere trovato la loro strada in questa realtà. Applica non ha intenzione di fermarsi: ha infatti costituito di recente la startup innovativa “Applica Iot”, con il primo atto notarile del Mezzogiorno d’Italia firmato grafometricamente, grazie alla tecnologia messa a disposizione dallo studio notarile Carriero. L’azienda ha così accettato una nuova sfida: essere parte della quarta rivoluzione industriale, in cui internet si coniuga con gli oggetti (Internet of things) per migliorare la quotidianità delle persone e la produttività delle aziende. E ha già un importante progetto in cantiere, grazie a una partnership in Spagna: una termovalvola intelligente, controllata da dispositivi mobile, che, con l’installazione di alcuni sensori, si integra in modo non invasivo nelle case, rendendole “smart home”. «Abbiamo tutta la volontà di continuare a camminare con le nostre gambe, come spesso abbiamo fatto fino ad ora autofinanziandoci – dice Massimo Galante, uno dei fondatori di Applica – ma ci piacerebbe riuscire a lavorare non solo con clienti da Roma in su. Quello che manca in Basilicata è la presenza di capitali privati e di investitori che possano accelerare la realizzazione dei progetti; mentre, quello che mi auguro è che ci sia sempre maggiore attenzione a investire risorse pubbliche nella formazione “on the job” per i giovani».

Spostiamoci a una quarantina di kilometri da Matera, a Grassano.

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Syskrack Lab

Qui si trova una delle “officine” di innovazione di cui questa terra può andare orgogliosa: il fablab Syskrack. È nato da un gesto di coraggio: fondare un’associazione per superare la scomparsa e mantenere vivo il ricordo di “Peps” (Giuseppe Porsia), ingegnere informatico, noto in paese come “u’scienziat”, con una grande passione per le stampanti 3D e la fabbricazione digitale. «L’associazione è nata il 24 gennaio 2014, quando Peps avrebbe compiuto 30 anni – dice Giuseppe Liuzzi, cugino di Peps e tra i fondatori di Syskrack. All’inizio c’erano 3 persone e una sedia e una grande sfida davanti: rendere Grassano un centro di riferimento per la fabbricazione digitale, sì proprio in un posto in cui spesso risulta difficile persino recuperare delle viti! Oggi l’associazione ha più di 100 iscritti, 10 persone che portano avanti le attività – età media 27 anni –, e ha operativo il suo “lab”, concepito come un luogo in cui mettere a disposizione della comunità competenze e strumenti, nell’ottica open-source e open-hardware». Sono tanti i progetti all’attivo: dalla realizzazione di stampanti 3D (oggi ce ne sono 11 in sede) e di quella di grandi dimensioni denominata “Big Falla”, alla stampa in 3D di prototipi di droni, di strumenti musicali autocostruibili, come il violino Hovalin, l’ukulele (simile a una chitarra), l’antico strumento a fiato didgeridoo; alla realizzazione di una protesi del braccio per i bambini dei paesi spesso colpiti da guerre, con costi al di sotto dei 100 euro a fronte degli oltre 30 mila dollari necessari usando materiali e processi tradizionali. Syskrack ha inoltre avviato diverse collaborazioni con le scuole, per creare percorsi di alfabetizzazione sulle tecnologie e le potenzialità della stampa 3D anche tra gli studenti, perché siano in grado di coglierne le opportunità per il loro futuro. «L’entusiasmo c’è ma quello che manca sono le persone che possano dedicarsi full time alle attività – dice Giuseppe Liuzzi. È anche una questione di risorse economiche ma relativamente: fino ad ora, ce l’abbiamo sempre fatta da soli e la cosa ci riempie di orgoglio! Il prossimo step sarà quello di costituire una società, per trasformare la nostra passione in un lavoro».

Un’altra sessantina di chilometri e si arriva a Potenza.

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Antonio Sorrentino e una parte del team Domec

Qui ha sede il centro di ricerca e sviluppo della startup Domec, capitanata da Antonio Sorrentino, 41 anni e originario di Napoli. Laurea in Economia e commercio, un master in marketing e un Mba (Master in business administration) a Londra, lavora per diversi anni nella sede americana di Euronet Worldwide, azienda leader nei sistemi di pagamento elettronici, ma nel 2013 sente che è il momento di creare un’azienda tutta sua e nel “suo” Sud. Domec nasce nel 2014 e si occupa di gestione dei sistemi informatici nel mondo dei pagamenti: tra i suoi clienti, solo per fare qualche nome, Autogrill, Eataly, eDreams. Nei giorni scorsi ha chiuso un “round A” da 1,6 milioni di euro, al quale hanno partecipato il fondo di venture capital di Sviluppo Basilicata e un gruppo di investitori italiani ed esteri. Ma perché localizzare il centro di sviluppo e ricerca proprio in Basilicata? «Sono convinto – chiarisce Antonio – che la nostra università, a livello di offerta di competenze, è superiore alle altre e la prova è stata nell’incontro con il prof. Giansalvatore Mecca, docente presso il dipartimento di matematica e informatica dell’Unibas: assieme a lui il business dream è diventato business plan. Con due dei suoi neolaureati, di 23 anni, è iniziata l’avventura e Domec ha creato il suo laboratorio informatico, un pezzo indispensabile, dentro il quale oggi lavorano 10 persone».

Ma se non ci fosse stata Sviluppo Basilicata, le cose sarebbero andate così? «La mia esperienza mi ha insegnato che a un round di investimento devono seguirne, a breve distanza, altri. Ho intercettato Sviluppo Basilicata nel 2015 – dice Antonio – e l‘iter burocratico ha richiesto molto tempo, come spesso succede nel “sistema pubblico”, e cioè più di un anno. Se non avessi investito dei soldi miei, probabilmente oggi Domec avrebbe avuto qualche difficoltà a stare ancora in piedi. Devo però sottolineare il grande impegno delle persone in Sviluppo Basilicata, che hanno lavorato assiduamente per raggiungere il risultato che ci permetterà di fare quello che abbiamo sempre fatto, ma con una piattaforma in continuo miglioramento».

Il giusto carico di passione, lo snellimento degli iter burocratici, la sistematizzazione degli incentivi per supportare le idee imprenditoriali innovative, l’incontro tra pubblico e privato, l’esistenza di strutture e incubatori che facciano da “mentor” e la capacità di assumersi dei rischi, con la consapevolezza che il fallimento potrebbe essere il primo passo verso il successo: questa è la strada per fare impresa in Basilicata.

Credits: articolo tratto da Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata del 9/06/2016.