Se parlate di lavoro con lui, dovete mettervi comodi ed essere pronti ad una full immersion tra inglesismi e ultimi aggiornamenti sul tema startup. Ma non è tutta scena: lui è Piero Pontrandolfi, 30 anni, di Policoro e con una gran voglia di scrivere il suo futuro avendo come punto di partenza la Basilicata. Vive in una famiglia in cui il senso degli affari non manca – il papà è un imprenditore nel canale distributivo del settore agroalimentare e gli zii sono proprietari di alcuni negozi di abbigliamento -, per cui è presto trascinato dalla volontà di creare qualcosa di suo sul mercato. Così arriva Jaalia, una piattaforma online su cui comprare capi d’abbigliamento e oggetti di design delle migliori boutique e showroom italiani.

Hai scelto un nome particolare per la tua azienda. Qual è il significato e qual era inizialmente l’idea? «Jalia è un vocabolo arabo – risponde Piero – traducibile in “trasparenza” e che mi colpì subito quando mi fu proposto da un collaboratore. È stata aggiunta una seconda “a” perché l’indirizzo web con una sola era occupato e perché mi accorsi che la doppia vocale, nei nomi delle aziende tecnologiche, pare porti bene: basta pensare a Google, Yahoo, Facebook. Jaalia è andata online nel 2012 ed era inizialmente un sito di e-commerce su cui acquistare i capi che avevano i miei zii in negozio. Ma mi resi presto conto che, per alzare l’asticella, era necessario far evolvere il progetto imprenditoriale».

Quindi Jaalia è andata offline e nel frattempo a cosa hai pensato? «Ho capito che per fare un grande passo in avanti bisognava pensare in grande, iniziando anche ad approcciarmi al mondo degli investitori, in gergo venture capitalist, con cui ho avuto i primi contatti nel 2012 partecipando alla competizione per idee innovative Start Cup Basilicata. Ma soprattutto, per creare una vera impresa, avevo bisogno di un team tecnico in grado di sviluppare una piattaforma di e-commerce su cui l’utente, a prescindere da dove si trova geograficamente, può acquistare prodotti disponibili in negozi, fisicamente esistenti in tutta Italia».

A che punto è oggi Jaalia? «Stiamo ancora lavorando, assieme ad un’azienda materana di informatica, all’implementazione della piattaforma ma siamo vicini al risultato finale. Il grosso lavoro da fare, a cui ci stiamo dedicando quotidianamente, sta nella costruzione del network di negozi da portare su Jaalia, che selezioniamo soprattutto in base alla qualità del prodotto offerto. Poi, se nel frattempo, riuscissi a intercettare un sostanzioso finanziamento per accelerare la fase di lancio della piattaforma – confessa Piero sorridente -, male non sarebbe!»

Secondo te cosa c’è della tua esperienza che può spronare i ragazzi lucani a fare impresa? «Devo fare una premessa importante: io ho deciso di percorrere una strada non facile sapendo di avere alle spalle il sostegno della mia famiglia. Tutti i ragazzi in cerca della loro strada professionale dovrebbero capire che bisogna uscire dallo stereotipo del posto fisso a tutti i costi e imparare a prendere rischi ponderati, soprattutto se, ripeto, si è nella condizione per farlo».

Credits: articolo tratto dalla rubrica “SBAMsilicata – storie di ordinario ottimismo”, pubblicato su Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata del 24/03/2015.