C’è chi, sapendo di avere alle spalle un’attività di famiglia, contiene gli sforzi e aspetta il giorno in cui potrà sedersi dietro una scrivania per aiutare papà, senza guardare oltre la punta del proprio naso. Chi, invece, fin da bambino desidera “sporcarsi le mani” e imparare il mestiere per valorizzare l’azienda di famiglia, senza smettere di cercare stimoli per costruire nuovi progetti nella propria terra d’origine: la Basilicata. Ed è proprio questo il “profilo” di Giuseppe Ranù, 28 anni, nato a Novasiri (provincia di Matera) e attualmente socio della “Ranù Impianti”, un’azienda di impiantistica fondata dal padre circa 40 anni fa.

Sei un imprenditore di seconda generazione in un settore, quello dell’impiantistica, non proprio tra i più comunemente ambìti. Da dove nasce questa scelta? «Ho sempre avuto una predisposizione per la manualità – risponde Giuseppe – e mi piaceva mettere assieme pezzi meccanici e fili elettrici per realizzare delle mie piccole invenzioni. Ho frequentato il Geometra, vista la distanza chilometrica degli altri istituti più tecnici, nel 2006 ho preso il diploma e il giorno dopo l’esame di stato ero nell’azienda di famiglia per cominciare a lavorare».

Di cosa ti occupavi inizialmente? «Facevo l’operaio. Scavavo le tracce sui muri, fissavo tubi e fili elettrici, davo una pulita in azienda e tenevo anche la contabilità. Alle volte litigavo con papà per il tipo di lavoro e lui mi diceva che sbagliavo a non coglierlo come opportunità perché, solo facendo esperienza sul campo, avrei potuto valutare un domani la qualità del lavoro dei miei dipendenti e, con il senno di poi, gli do ragione».

Hai deciso di non proseguire gli studi. Senti di avere meno carte da giocarti rispetto ai tuoi coetanei? «Sento piuttosto di avere cose diverse di cui preoccuparmi. Nel 2008 papà ha avuto dei problemi di salute e ha iniziato ad allentare il suo impegno in azienda, lasciando a me gran parte delle responsabilità. Negli anni la Ranù Impianti è cresciuta e sono felice di essere stato e continuare a essere parte attiva di questa crescita. Non ho una laurea ma forse, più che rappresentare un limite, è uno stimolo ad essere sempre aggiornato, per stare al passo con le evoluzioni della tecnologia e non stare mai fermo! La mia filosofia è “Anche se il mercato è fermo, tu devi muoverti”».

Si sente parlare tanto di fuga dei cervelli e tu invece sei rimasto in Basilicata. Che vuoi fare qui? «Voglio portare avanti l’azienda di famiglia ma anche dare concretezza ad alcuni progetti che ho in testa, tra cui lo sviluppo di dispositivi elettronici utilizzando linguaggi di programmazione compatibili con Arduino, la nota piattaforma hardware che ha dato il via al movimento degli artigiani digitali. Viviamo in un’era di cambiamento globale, in cui la manualità diventa parte integrante delle tecnologie e voglio che questa ondata di cambiamento attraversi anche la Basilicata, per raggiungere uno dei miei obiettivi – conclude Giuseppe con un sorriso contagioso – : a 35 anni devo aver guadagnato mezzo milione di euro, netti!»

Credits: articolo tratto dalla rubrica “SBAMsilicata – storie di ordinario ottimismo”, pubblicato su Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata del 08/02/2015.