La prima edizione di S@lute, Forum della sanità digitale, ieri, 10 settembre, ha messo in moto, presso la Luiss, il dibattito sul tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie a beneficio di una sanità più efficiente ed efficace e di un sistema sanitario integrato, dove il paziente possa muoversi agevolmente.

Il convegno di apertura della mattina ha subito messo in chiaro i passi da compiere e che si stanno compiendo nell’ambito dell’attuazione del “Patto per la sanità digitale”: bisogna uscire dalla logica dei tagli delle risorse ma piuttosto razionalizzare quelle disponibili per poter reinvestire nel sistema e sul fattore umano, per creare una filiera in cui tutti gli operatori sanitari sappiano usare al meglio le tecnologie. Se da un lato poi è necessario saper sfruttare al meglio le informazioni messe a disposizione in rete, dall’altro si deve essere in grado di governarli perché il paziente non faccia il medico di se stesso. Informazioni ma anche dati, riguardanti i servizi offerti dal sistema sanitario e la cartella clinica del paziente, da rendere consultabili per arrivare all’interoperabilità e deframmentazione dei presidi regionali. E, in ambito sanitario, anche la privacy sta assumendo un altro aspetto: Francesco Turconi di Accenture, a tal proposito, ha reso infatti noto che, da un loro studio, il 76% dei pazienti è disposto a fornire i propri dati a fronte di una maggiore efficacia dei servizi offerti dalle strutture sanitarie. Proprio Turconi afferma quella che potremmo definire la frase del giorno e che racchiude lo spirito di S@lute: le tecnologie hanno permesso di far progressivamente consolidare l’Internet of Things (IoT), che crea maggiore interazione tra oggetti e persone per migliorarne la quotidianità (dalla domotica alla gestione in remoto delle apparecchiature domestiche). Quelle stesse tecnologie posso permettere il passaggio verso una medicina personalizzata, verso cioè l'”Internet of me”, dove è al centro il paziente.

L’intervento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin riporta l’attenzione sui costi in sanità, sulla necessità di razionalizzare la spesa, ingegnerizzando i processi, e sull’ultimo passo in avanti fatto a livello istituzionale con la firma del regolamento sul fascicolo elettronico, avvenuta proprio il 3 settembre scorso. Il ministro parla anche di alcuni progetti in cantiere tra cui il monitoraggio delle prestazioni nei reparti ospedalieri non solo a livello quantitativo ma soprattutto qualitativo, misurandone cioè l’efficacia e gli esiti, ma anche l’istituzione di un albo nazionale di manager sanitari, rinnovato ogni 2 anni, a cui si potrà accedere tramite concorso e valutazione dei curricula e che prevede la frequenza di un master di specializzazione, per avere la garanzie di figure competenti ai vertici dirigenziali. La mattinata si è conclusa con l’assegnazione del premio S@lute a Nicoletta Luppi, del gruppo MSD, per il contributo significativo dato alla sanità digitale, per esempio con lo studio che misura gli esiti della tecnoassistenza sui diabetici e che ha riscontrato un risparmio di oltre 1 miliardo di euro all’anno ma anche una maggiore serenità dei pazienti.

Nel pomeriggio, spazio ai talk show sulla salute digitale e i pazienti 2.0, clinical governance ovvero investimenti in innovazione tecnologica e controllo dei costi, ma anche sugli “scenari di sanità digitale”, titolo dello studio condotto dall’osservatorio Netics e che ha moderato il direttore dell’istituto Paolo Colli Franzone. Sono stati dati un po’ di numeri sui possibili risparmi – si stimano complessivamente 6,9 mld di euro all’anno – in sanità grazie all’uso delle nuove tecnologie: per esempio, limitando la medicina difensiva del 25%, tramite strumenti a supporto delle decisioni terapeutiche, si spenderebbero meno 2,5 mld l’anno; l’integrazione tra ospedale e territorio attraverso la telemedicina porterebbe a meno 1,4 miliardi l’anno di spese, riducendo del 5% le giornate di ricovero dei pazienti acuti in ospedale e del 10% in strutture di lungodegenza; ma anche la razionalizzazione della catena di fornitura e distribuzione (supply chain) – perché il problema non è solo nel prezzo ma anche nella quantità di materie/medicinali che restano in magazzino e soggetti a scadenza – mediante la centralizzazione degli acquisti per un risparmio di 3 mld l’anno. Infine i CUP che dovrebbero essere non più solo call center inbound ma erogare dei servizi per migliorare il rapporto con gli assistiti, generando un risparmio di 100/150 milioni l’anno.

La prima giornata di S@lute ha lanciato moltissimi stimoli e, in parte, provocazioni. I relatori sono stati tanti (sulla pagina #forumsandig del blog, potete farvene un’idea con la timeline di Twitter) e oggi si replica con i dibattiti, focalizzati sulla filiera della salute, ma non solo: spazio all’Health in Show con le presentazioni dei prodotti tecnologici e soluzioni mobile sviluppati da promettenti startup italiane.

Domani vi racconto cosa è successo! #staytuned