Cosa si fa, se si riscontrano dei problemi in un contesto lavorativo o dei limiti da superare, a trovare un orientamento alle soluzione? Si dice solitamente “Mettiamoci seduti attorno a un tavolo, discutiamo e mettiamo nero su bianco quello che c’è da fare”. Più o meno è quello che è successo ieri 11 settembre durante la seconda giornata di S@lute, in cui, attraverso 3 tavoli di lavoro, si è parlato di filiere della salute ponendo l’accento su: farmaci, modelli assistenziali, diritti ma anche doveri del malato 2.0.

Le parole chiave continuano ad essere contaminazione e integrazione attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, partendo dalla sistematizzazione e accesso alla grande mole di dati che “circolano” in ambito sanitario. Devono cambiare logiche e prospettive, mettendo al centro l’informazione sanitaria come bene pubblico, dal momento che rappresenta un valore e uno strumento per la tutela della salute; il medico non deve più essere visto come un libero professionista nella sua individualità ma come parte di un network in cui confrontarsi con gli altri operatori della filiera.

È stato anche tracciato l’identikit dei pazienti 2.0: sono in gran parte donne, di età compresa tra i 30 e i 50 anni – anche se non mancano over 65 – e cercano in rete informazioni su sintomi, malattie, strutture sanitarie, medici specializzati e ma anche il confronto online con altri assistiti per conoscere le loro esperienze. E qui si è aperto un tema abbastanza spinoso: qual è l’approccio corretto alle informazioni reperibili su portali web di settore ma anche alle numerose app sviluppate per il monitoraggio della propria salute? Per quanto rappresentino (o dovrebbero rappresentare) un primo orientamento verso sintomi e possibili cure, hanno spesso l’effetto di rendere il paziente medico di se stesso. Sarebbe quindi necessario la costituzione di un organismo di controllo che certifichi tali informazioni, magari raccolte all’interno di un portale unico, e strumenti, creando il giusto equilibrio tra dati reperiti e necessità/obbligo del paziente di affidarsi a uno specialista per una diagnosi reale, nel rispetto dei suoi diritti.

Diritti ma anche doveri del paziente, che deve avere un comportamento “corretto” per evitare ulteriori spese (e sul tema dei risparmi in sanità, leggete il report della prima giornata), perché i servizi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale sono pagati dai contribuenti. Last but not least, il tema del diritto alla riservatezza dei dati del paziente, che possono essere usati solo ai fini di cura diagnosi e riabilitazione: come conciliarlo con la digitalizzazione che punta a rendere tali dati accessibili? Oscurandone alcuni? Creando un “consenso granulare” nel trattamento? Rendendoli fruibili solo in situazioni specifiche? La soluzione è ancora da costruire, mentre nel frattempo si scopre che l’app più usata dai medici per scambiare informazioni in tempo reale è Whatsapp!

Tra il pomeriggio di ieri e la mattinata di oggi 12 settembre, il palco del Forum della sanità è stato occupato tecnologie e applicazioni per la sanità digitale. Ieri l’Health in show: la salute, appunto, è andata in scena aprendo gli scenari verso soluzioni innovative e migliorative del sistema sanitario. Per esempio evOKare, un sistema di soluzioni audio-video (glasses per vedere filmati in hd o cuffie per essere insonorizzati dal rumore) che aiutano a superare lo stress o il panico di una prestazione medica; app IBM integrate con Apple per la gestione dell’assistenza domiciliare o per il monitoraggio delle stanze e delle relative situazioni di salute; un dispositivo da polso (PD-Watch) per diagnosticare il Parkinson monitorando il tremore in modo continuativo.

Oggi gran finale con un dibattito sui fondi, dinamiche di investimento di venture capitalist e business angel con alcuni attori dell’ecosistema startup (Paolo Anselmo – presidente IBAN, Alessio Beverina – partner del fondo Panakes, Giovanni Fusaro – AIFI e Ciro Spedaliere – LVenture Group): in Italia ci sono livelli della ricerca in ambito sanitario equiparabili a quelli europei ma mancano investimenti massicci, per trasformare la ricerca in prodotti e per uscire dall’ottica di exit inevitabili all’estero. Per fortuna però in Italia continuano almeno a nascere startup valide orientate verso la sanità digitale, le cui testimonianze hanno chiuso il forum S@lute all’interno del barcamp “All you can IT”. Per esempio, BrainControl, che consente ai pazienti con patologie degenerative di comunicare e interagire con gli oggetti attraverso tecnologie che leggono gli impulsi celebrali. PharmaWizard, che offre soluzioni web e mobile per dare al paziente la possibilità di cercare e confrontare farmaci e alle aziende farmaceutiche di promuovere i propri prodotti. Ipsa, un armadio mobile intelligente per la somministrazione dei farmaci nei reparti ospedalieri e che ha vinto il barcamp.

Il mio bilancio di queste tre giornate? Ve lo dico dopo aver fatto il confronto con l’edizione 2016 di S@lute!