Quella del 2015 è stata la terza edizione di Maker Faire Roma e la prima a cui ho partecipato: sono tornata a La Sapienza Università di Roma dal 16 al 18 ottobre, dopo oltre 10 anni, quando la frequentavo per prendere la laurea in Scienze della Comunicazione, per immergermi nella quarta rivoluzione industriale, fatta dai maker e dagli artigiani digitali e che segnerà, ne sono certa, il futuro di questa nazione, quello che si può costruire andando oltre le lagne da crisi economica.

In rete ci sono già tanti racconti di questa edizione: dal taglio del nastro con un robot umanoide ai numeri da capogiro sui visitatori nelle 3 giornate – oltre 100 mila complessive -, 26 padiglioni tematici, uno per ogni lettera dell’alfabeto, e oltre 600 progetti di maker in “esposizione”. Un calendario fitto di eventi – ho provato a contarli ma sono davvero tanti! -, molti workshop per i bambini (i veri maker del futuro!), una “house of drones”, uno spazio interamente dedicato alla musica, dove hanno preso vita le contaminazioni tra suoni, tecnologie e sperimentazioni di alcuni artisti (tanto per fare un nome: Caterina Caselli!), un palco che ha ospitato le performance musicali di robot e…tanto altro!

Quindi io cosa vi racconto? Quello che ho visto, ma negli occhi dei partecipanti, degli speaker e degli “espositori”: faceva caldo nei padiglioni, perchè c’era tanta gente, ma nessuno ha mai perso l’entusiamo per raccontare e condividere i progetti e le invenzioni realizzate con chiunque chiedesse informazioni, perchè la quarta rivoluzione è in atto e non si deve perdere l’opportunità di esserne tutti protagonisti. L’approccio è open e non solo perchè si può usare Arduino ma perchè, come ha detto Riccardo Luna nel panel “Inventing the future every day” con Carlo Ratti, “con il digitale abbiamo il dovere e non il diritto di provarci” cioè di creare miglioramenti, e perchè, come ha speigato Carlo Ratti citando Albert Einstein, la scienza permette di vedere il mondo così com’è ma il design, che fonde meccanica, ingegneria e architettura, fa guardare a quello che potrebbe diventare.

Se qualcuno dovesse chiedermi chi è secondo me il maker per eccellenza di questa edizione, risponderei Fabio Gorrasi, anzi, lui per la precisione è un “papà-maker”: è un operaio e la sua bambina, che ama la danza, è affetta da sma. I tutori per le gambe disponibili le davano dei problemi e allora ne ha costruito uno lui: è colorato e tempestato di cuoricini e non sarà la sua unica “invenzione” perchè vuole realizzare anche una sedia a rotelle ultra-leggera che permetta alla sua piccola, come ha detto durante un talk, di muoversi come se fosse su una Ferrari.

Era previsto maltempo a Roma nei giorni della Maker Faire e invece il cielo si è aperto e ha regalato degli splendidi raggi di sole ai maker e a tutti i partecipanti. Quand’è che invece è arrivata qualche goccia d’acqua? Il pomeriggio di chiusura ma magari è solo una casualità…