Se siete in cerca di una guida turistica a Matera e non vi è già arrivato qualche consiglio tramite passaparola, inserite nel campo di ricerca di Google “guide turistiche Matera”. Tra i primi risultati organici – quindi non a pagamento -, comparirà “Matera tour guide” e, in un click, conoscerete Antonio Manicone ed Eleonora Sansone. Entrambi materani, under 35, laureati in Beni culturali, lui ad Arezzo, presso l’Università di Siena, e lei a Matera, presso l’Unibas, e, naturalmente, con il patentino di guida turistica che, per loro, diventa una professione tra il 2011 e il 2012.

Come e perché si diventa guida turistica a Matera? «Per una volta ho voluto seguire il consiglio di mia madre che mi ha sempre detto: “Studia Beni culturali, così poi diventi guida turistica!” – risponde Antonio ridendo. Matera – continua – ha vissuto un processo di visibilità e di crescita spontanea, che doveva inevitabilmente riflettersi nel turismo, e di cui gli operatori del settore, guide comprese, iniziavano a rendersi conto. All’inizio si lavorava soprattutto tramite agenzie viaggi ma poi abbiamo deciso di “metterci la faccia”, proponendoci come guide dirette: all’inizio del 2012 è andato on line il nostro sito materatourguide.it e ricevemmo il primo contatto da una signora americana, che vive in Calabria, e organizza tour in Italia per statunitensi».

Che cosa vi ha permesso di differenziarvi tra i vostri colleghi? «Abbiamo voluto puntare sul vasto ambito delle nostre competenze – risponde Eleonora – che ci consentono di offrire dei tour più lunghi, di almeno 2 ore, e specializzati su vari aspetti: da quelli prettamente artistici a quelli antropologici a quelli storico-monumentali. Abbiamo preso parte, con il nostro lavoro, a un processo culturale in cui la guida diventa indispensabile per capire e conoscere la parte più antica di Matera, facendo rivivere i luoghi attraverso i racconti, all’interno di una dimensione temporale che è fuori dal tempo».

Com’è cambiato il turista, dal 2012 alla nomina di Matera 2019? «Ha sicuramente imparato che per visitare Matera è necessario fermarsi almeno 2 notti – dice Antonio -, ma non si è ancora superato del tutto il fenomeno del turismo “mordi e fuggi”, specialmente tra i visitatori provenienti dalle regioni limitrofe. Mentre gli stranieri – soprattutto americani, inglesi, australiani, canadesi, giapponesi e turisti provenienti dai paesi dell’Est – visitano la città perché interessati alla sua storia, nella maggior parte dei casi gli italiani sono trainati dall’effetto-moda, creato anche dalla pubblicità di massa, di Matera 2019 e la considerano come una meta di passaggio. Un altro fenomeno consolidato sulla provenienza dei turisti italiani, è la concentrazione di persone provenienti da Roma in su nei periodi ordinari, e dai dintorni, principalmente Puglia e Campania, nei ponti». «Quello che però ci riempie ogni volta di gioia – continua Eleonora – è la reazione di chi vede per la prima volta i Sassi: hanno uno sguardo incredulo, pieno di emozione, e c’è stato anche chi si è commosso. Sono tutti contenti, a dispetto di ogni forma di campanilismo tra Nord e Sud, del successo che sta avendo Matera e sono colpiti dal modo in cui l’orgoglio, con cui i cittadini stanno vivendo il loro riscatto rispetto al passato, aumenti il forte senso di accoglienza».

Il boom di presenze sta portando tanto lavoro e crescita economica per la città. Ma ci sono anche degli svantaggi? «Matera rappresenta, per molti visitatori, un modello di turismo spontaneo che dovrebbero prendere come riferimento tutte le città del Sud – dice Eleonora – ma sono in tanti a tornare qui e a dirci che le cose stanno cambiando, a discapito della tranquillità che ha sempre fatto di Matera un posto unico e avvolto da un’atmosfera quasi di mistero. Credo ci sia un problema di mancata consapevolezza, da parte degli operatori del settore, di come vada gestita questa grande visibilità: non bisogna essere ingordi ma imparare a saper dire “no” e a regolamentare i fenomeni conseguenziali al boom del turismo – vedi l’aumento delle bancarelle abusive – per evitare il caos». «Il rischio – commenta Antonio – per le guide turistiche, che è poi anche un mio grande timore, è di non poter lavorare più bene perché magari, durante un’escursione sulla Murgia materana, ci sarà così tanta gente da non riuscire più a trasmettere il fascino di luoghi del genere, che vanno scoperti nella quiete».

Come vedete il vostro futuro e quello di Matera nel percorso verso il 2019? «Quanto a noi – dice Eleonora sorridendo – andremo sicuramente avanti fino al 2219! Scherzi a parte, siamo fiduciosi e sicuri che Matera possa farcela ma, probabilmente, il processo culturale in atto dovrà andare avanti oltre il 2019, anche per creare maggiore consapevolezza tra i materani della bellezza e della storia dei propri luoghi, di cui devono imparare a riappropriarsi».

Credits: articolo tratto da Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata del 5/01/2016