Se fin da bambino, nel guardare un documentario di Quark o National Geographic, la sensazione era quella di essere “ipnotizzato”, i casi sono due: o sei diventato un amante della natura, bucolicamente parlando, o hai imparato a catturare i tratti spontanei della quotidianità con una videocamera, come è successo a Emanuele Giannini. Nato a Potenza, 32 anni, dopo la laurea a Perugia in tecnica pubblicitaria e un master a Roma in grafica pubblicitaria e web design, torna in Basilicata, nella sua città, per trovare e realizzare la sua passione: fare video per suscitare emozioni.

Cosa significa per te essere un videomaker? «Ogni video che realizzo – risponde Emanuele – è ideato per raccontare la realtà con naturalezza e per creare un coinvolgimento, anche a livello emotivo, con quel che si vede. C’è la massima attenzione, quasi maniacale, ad ogni particolare, nelle riprese e, soprattutto, nel montaggio ovvero nella selezione delle immagini, nel taglio delle clip e nella scelta dei suoni, sia che si tratti di un video documentaristico, aziendale o su un evento. Perché ogni particolare farà emozionare, servirà a creare un valore duraturo da associare all’azienda, uscendo da logiche strettamente promozionali, e aiuterà a stabilire una relazione con il cliente che permetterà di sceglierci reciprocamente, anche in futuro».

Studio EG è nato a gennaio 2012 ma tu sei tornato in Basilicata nel 2009. Cosa è successo in quei 3 anni? «Metropoli come Roma non facevano per me e ho deciso di tornare a casa perché sapevo che i ritmi in un certo senso più lenti di questa regione e la dimensione relazionale mi avrebbero aiutato a trovare gli spazi e i tempi per arrivare alla giusta scelta professionale. Ho lavorato per alcuni mesi in agenzie locali ma sentivo che avevo bisogno di un ambiente lavorativo più smart, in cui ritagliarmi del tempo da dedicare anche alla formazione, alla contaminazione con linguaggi cinematografici e audiovisivi da sperimentare e dove predominasse la mia impronta personale nei lavori da realizzare. Studio EG è nato quindi come una naturale conseguenza e conclusione di un percorso in cui ha avuto sempre un ruolo centrale la qualità».

Qual è la difficoltà più grande di fare un mestiere del genere in Basilicata? «Credo si tratti di una difficoltà riscontrabile non solo in Basilicata ma in generale nel settore della comunicazione: ci sono tanti professionisti ma anche altrettanti “improvvisatori” che fanno i videomaker o altri mestieri analoghi tanto per “vedere come va”, senza un percorso, anche formativo. Il rischio è di vedere realizzati dei lavori non sempre efficaci che, inevitabilmente, influenzano l’educazione data al cliente, che magari si accontenterà di un lavoro improvvisato o che, ancora peggio, una volta deluso, non investirà più su attività di comunicazione».

Stai pianificando qualcosa per il futuro o sei anche tu tra quelli che va con i piedi di piombo perché c’è crisi? «Sono un ottimista e tra quelli che credono che la crisi non esiste, forse anche perché a 32 anni vedi solo quanto ancora c’è da fare per dare il massimo di te stesso. Secondo me – dice Emanuele – piuttosto che lamentarsi e sentirsi sopraffatti dalla concorrenza, sarebbe meglio dedicare quel tempo a capire come è meglio andare avanti, come evitare di appiattirsi, per continuare a fare qualcosa di unico ed emozionante».

Credits: articolo tratto dalla rubrica “SBAMsilicata – storie di ordinario ottimismo”, pubblicato su Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata dell’11/07/2015.