Ha una lieve cadenza napoletana ma conosce delle espressioni tipicamente materane che farebbero pensare sia quasi un autoctono. Lui è Sergio Fadini, 42 anni, nel settore del turismo responsabile da oltre 10, ovvero dell’accoglienza intesa come capacità di mettere a contatto il visitatore con le realtà e gli abitanti locali, e autore del libro “A Matera si va, si torna, si resta”, edito da Altrimedia Edizioni e presentato ieri sera presso il chiostro dell’ex ospedale San Rocco a Matera. È il primo della collana “Paesaggi Raccontati”, che descrive i luoghi unendo tecniche narrative differenti: in questo caso alla raccolta di aneddoti, che si incrociano con le difficoltà incontrate e le scoperte fatte da Sergio con l’apertura del suo b&b nei Sassi e che vanno di pari passo con il percorso di candidatura di Matera a Capitale europea della cultura 2019, sono associate le illustrazioni di Teresa Lupo.

Sergio è andato via da Napoli una dozzina di anni fa. Ha fatto tappa in Irpinia, poi Salento e alla fine è arrivato a Matera, in cerca di un luogo più a misura d’uomo e, un po’ per lavoro, un po’ per amicizie, ci è restato.

Perché hai deciso di scrivere un libro su Matera e con uno stile aneddotico? «Ci pensavo già da tempo. Avevo iniziato a scrivere un manuale sui bed and breakfast e l’idea era quella di uscire dai soliti schemi, usando aneddoti che completassero la parte di saggistica. Alla fine gli aneddoti sono diventati talmente tanti che è nato un libro a parte e che vuole svelare Matera non solo attraverso i monumenti ma anche e soprattutto con le storie di chi l’ha vissuta e la vive».

Perché un lettore dovrebbe scegliere un libro scritto da un forestiero per conoscere Matera? «Perché può avere uno sguardo diverso rispetto a un autoctono e forse cogliere degli aspetti con maggiore “leggerezza” rispetto agli abitanti del posto, che tendono ad essere più critici. Per esempio, la questione della ZTL e l’etimologia del termine “varco”, che sta a indicare un ingresso aperto, magari potrebbe essere risolta con un cartello provvisto di una semplice lucina rossa quando non si può passare. O il postino nei Sassi, che spesso rinuncia a recapitare la corrispondenza per un problema di cattiva toponomastica ma anche perché non conosce le varie viuzze e scalinate, fa venire da chiedersi perché non siano provvisti di mappe dettagliate o perché non faccia questo mestiere gente del posto».

Ci sono delle sezioni del volume dedicate alle “cose da mirare in città” e ai posti tra i Sassi e il Piano in cui trascorrere del tempo. Come hai fatto questa selezione? «Non è una vera e propria selezione ma piuttosto dei consigli soggettivi su luoghi da vedere, in cui comprare del pane o trascorrere la serata e che corrispondono a quelli che ho frequentato, in cui sono capitato per caso magari mentre testavo in quale bottega comprare prodotti genuini da offrire a colazione agli ospiti del mio b&b o da cui sono rimasto semplicemente colpito: per esempio, casa Noha, Casa Cava, il Musma, il Palombaro, le chiese rupestri, piazza San Giovanni, simbolo della nomina di Matera a capitale europea della cultura 2019, ma anche borgo La Martella».

Quando entrerò in libreria, in quale area troverò il tuo libro? «Naturalmente in vetrina! – risponde Sergio ridendo. In realtà questo libro è una “guida non guida”, perché, anche se nella parte finale raccoglie delle mappe della città, vuole solo essere un racconto leggero, a tratti ironico, e porti sia il turista che il materano ad andare oltre le apparenze dei luoghi, per viverli appieno e per ritornarci».

Credits: articolo tratto da Il Quotidiano del Sud – edizione Basilicata dell’8/08/2015.