Ero pronta a mettere on line questo post ieri, lunedì 13 aprile, ma poi mi sono chiesta: perché voglio scrivere un pezzo sulla prima convention di Open Biomedical Iniziative? Per raccontare quello che ho visto, ascoltato e il grande successo che è stato? Mentre me lo chiedevo mi appare una notifica su Facebook: Alessandro Frau ha appena messo on line un resoconto coi fiocchi di quello che è stato un weekend, l’11 e il 12 aprile, a Napoli, presso Città della Scienza, molto speciale. Allora ho deciso di resettare tutto e di pensare a cosa avrei potuto e dovuto comunicare io, perché non si può partecipare a un evento del genere ed essere un giornalista/blogger/amante dell’informazione o quella che sono senza portare un messaggio da diffondere.

Palco #OBMinitiative

Voglio raccontare dei volti che ho visto sul palco (un allestimento davvero notevole), delle persone che ho ascoltato e conosciuto e della voglia che avevano di contagiare molti più dei 1000 presenti a Città della Scienza su un tema che fa passi da gigante: la biomedica. Ma non quella blindata nei centri scientifici, nei laboratori universitari e difficilmente accessibile. Con la community di quasi 100 persone e competenze di Open Biomedical Iniziative, la biomedica si fa open source e low cost, per supportare quella tradizionale creando dei dispositivi con la stampa 3D. La ricerca scientifica e il “do it yourself” collimano nella realizzazione di protesi, mediante la tecnologia della digital fabbrication, con costi più bassi e tempi più rapidi rispetto alla produzione industriale.

L’evento si è aperto con un filmato, un condensato di messaggi di alcuni dei grandi uomini, che hanno fatto e stanno facendo la storia del cambiamento e dell’innovazione a livello internazionale: John Kennedy, Gandhi, Obama, Steve Jobs. Poi le luci si accendono e da quel momento ci saranno sul palco di #OBM tanti ragazzi “dipinti di blu”, trasportati da “la forza delle idee”: Bruno Lenzi, da cui è partito tutto e da cui tutto ha preso il volo dopo aver incontrato Giancarlo Orsini, una forza della natura che ha fatto della scienza  e della tecnologia la sua passione. Giancarlo fa un intervento di più di un’ora e mette la platea davanti alle novità che la quarta rivoluzione industriale sta portando nella vita di tutti, ispirate al GRIN ovvero alla fusione di Genetica, Robotica, Internet e Nanotecnologie. Parla di un dispositivo di telepresenza, di una scatoletta, chiamata LeapMotion, che, una volta collegata al pc, consente di operare senza tastiera e senza mouse. Ma anche dei casi di successo della sanità italiana, con un neurochirurgo di Lecco che, grazie al prototipo di un cranio, rispondente a quello danneggiato da operare, è riuscito a salvare la vita a un giocatore di pallavolo. O un altro medico, sempre della zona, che utilizza tecnologie di virtual reality e serious game per riabilitare pazienti con difficoltà motorie.

Su palco salgono anche Cristian Currò, Fabio Petronio, Valentino Megale oltre a Giampiero Romano (3DiTALY), Mattia Abbiati (Sharebot) e soprattutto i progetti che sta realizzando la community di OBM: WIL (Wired Limb), una protesi meccanica realizzabile con una qualsiasi stampante 3D, composta da due falangi e da un sistema di tiranti, che può essere gestita con il movimento del polso. BOB (Baby On Board), un’incubatrice neonatale e Fable (Fingers activated by low cost electronics), protesi elettromeccanica in cui i movimenti delle dita sono “comandati” dagli gli impulsi mioelettrici dei muscoli vicini al gomito.

Alle prese con WIL

Alle prese con WIL

Poi su quel palco sono diventati tanti e Gennaro Bellizzi ha anche provato a fare un selfie. La foto non rende giustizia alle emozioni trasmesse da questa squadra di ragazzi che, dal nulla, stanno cercando di portare avanti un progetto ambizioso, forse più grande di loro, ma di sicuro realizzabile. Altrimenti non ci sarebbero state 1000 persone ad ascoltarli e gran parte di loro pronta ad aderire alla community.